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 26/06/2014

NAPOLI - CAPITALE DEL MEDITERRANEO
Citta' metropolitana



PER UNA NAPOLI - CITTÀ METROPOLI

PER UNA NAPOLI - CITTÀ METROPOLITANA - CAPITALE DEL MEDITERRANEO

La Legge 07.04.2014 n°56, G.U.07.04.2014 dà attuazione, finalmente, alle città metropolitane, previste nel nostro ordinamento fin dalla legge 142 del 1990 e costituzionalizzate fin dalla riforma del Titolo V.

Le città metropolitane saranno, per funzioni e natura, “enti di governo”, con competenza sulla pianificazione territoriale generale, ivi comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle infrastrutture, dell'organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano, della viabilità e mobilità, dello sviluppo economico, avranno forti funzioni di gestione in ambiti significativi, cureranno le relazioni istituzionali, ivi comprese quelle con le città e le aree metropolitane europee; gli saranno attribuite, fra l’altro, le funzioni fondamentali delle Province ed altre importanti competenze gli potranno essere assegnate dallo statuto, tra cui quella della gestione dei fondi europei.

La nostra Napoli è una città del Mediterraneo che grazie alla sua collocazione e alle sue potenzialità può legittimamente aspirare a ritornare ad essere non solo una grande capitale europea ma anche
mediterranea. 
Il Mediterraneo ha bisogno di una “capitale” e Napoli ha caratteristiche e potenzialità per essere
capitale, tornando alle sue radici, collegandosi alle altre città del Mediterraneo, assumendo il ruolo di centro e di punto di riferimento.
La nascente città metropolitana di Napoli dovrà diventare il luogo di mediazione politico, religioso sociale tra le due sponde dei continenti Europeo e Africano.
Il Mediterraneo è, infatti, attualmente un contesto poco rassicurante in cui convivono diverse e
antitetiche organizzazioni sociali, caratterizzate da diseguaglianza e disparità nella distribuzione
delle risorse e delle ricchezze.
Due sponde si confrontano nel desiderio, da un lato di proteggere il proprio, e dall'altro di
condividere. Due sponde divise sul concetto stesso di europeo e non europeo, di laico cristiano
e musulmano, di ricco e povero, potente e debole.
Il Mediterraneo deve tornare ad essere luogo di convivenza politica, sociale, culturale,
economica, religiosa, e questo può avvenire solo se una metropoli diventa la sede del confronto e della, perché no, redistribuzione.

E l’occasione della coincidenza del semestre di Presidenza italiana dell’Unione europea con la nascita della città metropolitana di Napoli può ancor di piu’ rafforzare questo progetto ambizioso.

Napoli può, per le sue caratteristiche sociopolitiche e geografiche, e anche grazie al processo di
costruzione della città metropolitana, candidarsi a capitale del Mediterraneo diventando
baricentro strategico dell’Europa. La nostra è una storia di tolleranza e di accoglienza che nel corso di due millenni ha saputo gestire invasioni e predomini come occasione di crescita e di sviluppo,
capace di mettere insieme culture e conoscenze in un unico laboratorio di progresso.
Arabi, Spagnoli, Egiziani, Normanni, Angioini ed Austriaci hanno già avuto modo di trovare in
questa città le condizioni per affermarsi senza odio e per sperimentare il meglio della loro
presenza e noi napoletani abbiamo saputo utilizzare, al meglio, quanto da loro veniva offerto, senza
rinunciare mai, in uno spirito libertario, alle nostre tradizioni, ai nostri costumi e alle nostre regole di vita.
Napoli città Metropolitana come capitale del Mediterraneo è un obiettivo che la storia ci riconosce e per certi aspetti anche la ricompensa necessaria per ripagare la città di secoli di ingiustizie.
La nostra Napoli, da tempo, ha smesso di rappresentare quell’antica e nobile capitale illuministica delle scienze filosofiche e delle arti che per secoli è stata, diventando una sorta di laboratorio del sud dell’Europa in cui sperimentare le politiche di coesione e di sviluppo promosse dall' UE.
Napoli, città di antica cultura e salde tradizioni, continua tutt'oggi a barcamenarsi tra il suo
glorioso passato e l'incapacità di trasformarsi in una moderna metropoli europea.
Eppure, grazie al suo patrimonio storico-artistico, alle doti umane di saggezza e tolleranza dei
suoi cittadini e all'enorme patrimonio di giovani risorse, per lo più sottoutilizzate, se non espulse dal contesto locale, potrebbe sicuramente tornare ad essere, anche per conto dell'Europa, la vera capitale del Mediterraneo.

Spero che questo sarà lo spirito che guiderà la fase costituente di questi mesi. Di sicuro dovrà essere l’obiettivo del Pd di Napoli, che ha l’onore e l’onere di poter diventare la guida culturale, morale e civica dei prossimi anni di governo degli enti locali. Poltrone, scambi di basso calibro – vedi la vicenda del Vice Sindaco metropolitano - non devono interessarci. Si approvi lo Statuto il prima possibile, si dia la possibilità ai cittadini di scegliersi i loro rappresentanti e nella primavera dell’anno prossimo si vada a votare per le regionali e per eleggere gli organi della futura Città Metropolitana. Nel frattempo il Consiglio Comunale di Napoli approvi la delibera di disarticolazione in 5 macro aree, che devono diventare Comuni veri e propri, e si uniscano i comuni sotto i 10.000 abitanti in Provincia.

Non è in gioco il destino singolo di qualcuno, in gioco c’è la possibilità di tornare a scrivere la storia. La storia di un Sud sempre dimenticato, o forse volutamente dimenticato. La città metropolitana di Napoli, con il cuore di Parigi e l’aspetto di Berlino, sarà la capitale del mediterraneo se prevarrà in tutti questa ambizione. Perché il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni. E io ci credo!

26/06/2014 - Articolo su QDNapoli


http://www.qdnapoli.it/index.php?option=com_content&view=article&id=717%3A%E2%80%9C-per-una-napoli-citt%C3%A0-metropolitana-capitale-del-mediterraneo-%E2%80%9D&catid=13&Itemid=109
citta metropolitana - Napoli capitale del mediterraneo.pdf

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 17/06/2014

CARO SINDACO, SCIOGLIAMO SUBITO COMUNE E PROVINCIA



CARO SINDACO

CARO SINDACO, SCIOGLIAMO SUBITO COMUNE E PROVINCIA

 

La nostra ambizione è quella di ridare al partito un ruolo di guida civica, morale e culturale

 

“Dico al sindaco di Napoli: sciogliamo Comune e Provincia e costruiamo un’area metropolitana sul modello Parigi”. E’ l’appello che Livio Falcone, vicesegretario del Pd napoletano, lancia al sindaco Luigi De Magistris entrando nel dibattito sul disegno e sui contenuti di quella che sarà la seconda area metropolitana del paese”.

            Il Pd si gioca molte carte sull’area metropolitana per rientrare in gioco dopo diversi anni?

“Nei prossimi mesi la sfida principale che ci attende è la costruzione dell’area metropolitana di Napoli, la più importante d’Italia per dimensioni urbanistiche e per densità. Il rapporto abitanti tra provincia-città è due a uno. Il contrario di Milano. Possiamo diventare la Berlino del Mediterraneo e ci impegneremo a fondo in questa epocale riforma istituzionale. Noi diciamo di sciogliere Comune e Provincia, di ridurre le Municipalità da dieci a cinque trasformandole in Comuni e di cancellare le amministrazioni al di sotto dei diecimila abitanti in provincia di Napoli per arrivare nella primavera del 2015 al voto per Regione e città metropolitana”.

            Un piano un po’ troppo ambizioso?

“La nostra ambizione, come Pd e come nuovo gruppo dirigente che guida la federazione di Napoli, è di ridare al partito a livello locale un ruolo di guida culturale, morale e civica a difesa delle battaglie di giustizia sociale, uguaglianza e solidarietà”.

            Ma il dato delle elezioni amministrative in provincia di Napoli non è poi così incoraggiante.

“L’insegnamento che possiamo trarre dal risultato sia delle europee sia delle amministrative, al di là di polemiche e strumentalizzazioni, è che il Pd vince quando è unito e perde quando si divide”.

            Oltre ai voti, non vi manca anche l’unità interna?

“C’è una vecchia pratica che va superata. L’idea che se la decisione è condivisa si rispetta, altrimenti si prende il pallone e si scappa. Questo è un comportamento da cancellare. Se non si fa questo non si unisce il partito e non saremo in grado di vincere i prossimi appuntamenti. Il dato del 41 per cento in Italia e a Napoli può trasformarsi in vittoria solo se il Pd si presenterà unito e con nomi in sintonia con questa fase. Altrimenti perderemo tutti”.

 

Napoli 17 giugno 2014 – articolo tratto da Repubblica


http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/06/17/caro-sindaco-sciogliamo-subito-comune-e-provinciaNapoli07.html
citta metropolitana - sciogliamo comune e provincia.pdf

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 09/12/2013

Primarie 2013 - Vince Matteo RENZI



Pd

Pd, Renzi "espugna" Napoli e a Salerno vola al 72 per cento

E Civati vince tra gli operai di Pomigliano d'Arco

 

Ore 20.30, lo scatto più felino porta il nome di Livio Falcone. Il consigliere provinciale di Pianura irradia su Facebook il primo bollettino: «Seggio di Soccavo 2. Votanti 346. Renzi 258, il 75 per cento. Iniziamo alla grande». 

Replicano a stretto giro quelli del comitato Cuperlo: «Seggio di Chiaiano, votanti 178, Cuperlo 96, Renzi 72. Ormai la volata è lanciata. Renzi stesso ha già postato sul suo sito alcuni dati da cui emergono dei record: Barano d’Ischia, 366 voti su 382; Boscoreale 936 su 1053; Casoria 1482 su 1904; Frattamaggiore 1312 su 1559; Portici 1787 su 2259. Cominciano a dividersi i Comuni. Con Renzi si schierano Capri, Marano, Massalubrense, Meta, Mugnano, Nola, Ottaviano. Sant’Antimo, Villaricca, Sant’Antonio Abate, Acerra, Cercola, Torre del Greco, Vico Equense, Castellammare. Cuperlo invece è avanti a Arzano, Bacoli, Pozzuoli, Crispano. Torre Annunziata.

 Anche il capoluogo pende verso il sindaco fiorentino. Renzi conquista Secondigliano, Scampìa, San Giovanni, San Ferdinando, Mercato, Pianura, Poggioreale, Vomero, San Lorenzo, Fuorigrotta, Ponticelli . Divise fra i due Stella San Carlo e Barra.

I primi dati da Salerno e provincia parlano invece di plebiscito o quasi per Renzi che vola subito fra il 60 e il 65 per cento, con Cuperlo fra il 20 e 25, e Civati sul 10 rimanente. Alla fine Renzi si attesta sul 63 per cento su scala regionale, con Cuperlo al 28, e primato anche in città col 55 per cento (Cuperlo 31). Un risultato che pare in linea con quello nazionale, fatto salvo un distacco maggiore, fra Cuperlo e Civati, di quello riscontrato sull’intero stivale. 

Quanto a Renzi, il dato è chiaro: il sindaco di Firenze si riprende quel partito che appena un anno fa lo aveva bocciato. Renzi colma il gap con Bersani, fin quasi a prendersene l’elettorato. Il suo quasi 65 per cento somiglia assai al 69 che Bersani strappò in Campania appena un anno fa. 

Sicchè il Pd campano sembra aver compiuto una trasformazione a 180 gradi. Cuperlo è il Renzi attuale, Civati raccoglie i resti. Naturalmente il capovolgimento porta con sé anche tutta la differenza fra il voto allargato di ieri e quello per i soli iscritti di un paio di settimane fa. In quell’occasione Cuperlo vinse addirittura a Napoli città col 40 per cento davanti al 33.5 dell’avversario. L’affluenza è stata decisiva, salutata con favore dai dirigenti, 100mila a Napoli e provincia, quasi il doppio su scala regionale, praticamente identica all’anno scorso. 

Non è detto che il partito che ne esce sia pacificato. La giornata di ieri era iniziata con l’ennesima denuncia di Eugenio

 
 Mazzarella, coordinatore dei cuperliani sul fatto che un attivista Pdl sponsorizzava Renzi a Soccavo e che il presidente della Commissione congresso, il renziano Tommaso Ederoclite, avesse consentito di votare senza documenti. 

Replica dura di Ederoclite: «Ho fatto esattamente il contrario. Il coordinatore del Comitato Cuperlo farebbe bene a informarsi». Controdenuncia dall’altra parte: «A Chiaia hanno votato 369 persone, 224 non iscritte al partito».

Articolo de LA REPUBBLICA - 9 dicembre 2013



Primarie 2013 - vince Renzi.pdf

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 02/10/2013

Bonifiche subito. Basta parole.
A partire da Pianura, dove sono stati stanziati 6 Milioni di Euro



ARTICOLO DE IL MATTINO - 02/10/2

ARTICOLO DE IL MATTINO - 02/10/2013

 

Una marea di veleni intossica non solo l'area nord, ma anche il cuore della città. A Pianura, uno degli sversatoi più grandi d'Italia, sono arrivate dalle industrie del Nord almeno 57 mila tonnellate di fanghi, morchie di verniciature, resine, terre di fonderia, cosmetici scaduti, e perfino scorie e ceneri di alluminio (una tonnellata e mezzo delle fonderie Riva di Parabbiago. E poi 5 milioni di tonnellate di rifiuti speciali di cui, nel registro di ingresso della Di.Fra.Bi, non risulta la provenienza. E ancora, lo scriveva già nel luglio del 1993 l'allora presidente della commissione provinciale ambiente, Casimiro Monti, in una relazione acquisita dalla magistratura, nello sversatoio sono finite 1000 tonnellate di rifiuti provenienti dall'Acna di Cengio. In realtà Monti riporta una nota dell'allora assessore all'ambiente della Provincia, Raffaele Perrone Capano che al ministero dell'Ambiente comunicava l'avvenuto sversamento attestando la congruità dei rifiuti rispetto alle autorizzazioni concesse all'impianto. Una congruità risultante dalle analisi allegate alle bolle di accompagnamento: in pratica ad affermarla era il controllato. Quella che resta sul bordo degli Astroni, una riserva naturale protetta tra le più interessanti della Penisola, è una vera e propria bomba ecologica. Lo sanno tutti. Eppure, mentre si ipotizzano spese straordinarie e il caso Campania, lo ha sottolineato il presidente Napolitano, è diventato un problema nazionale, non solo non è stata avviata la bonifica, ma nemmeno la completa caratterizzazione del sito e la progettazione del risanamento per il quale tre anni fa sono stati stanziati tre milioni e mezzo che la Sogesid, la società del ministero dell'ambiente, dovrebbe assegnare con gara a imprese e progettisti.

 

Una situazione paradossale, come sottolinea Livio Falcone, consigliere provinciale, presidente della commissione d'inchiesta su Pianura. «Si parla tanto di bonifiche, senza che si sia in grado neanche di spendere i soldi che sono già impegnati. La commissione d'inchiesta da me guidata, oltre ad aver presentato, per la prima volta ufficialmente, l'elenco dei rifiuti prodotti nel settentrione, che sono stati sversati a Pianura, è riuscita a far sbloccare, con provvedimento del ministero dell'Economia, 6 milioni di euro per l'avvio delle opere di bonifica. Le procedure amministrative, non si capisce perché, sono ferme. Non si può più aspettare».

 

In realtà, passaggio dopo passaggio, i milioni sono diventati tre e mezzo e sono restati in cassa. Che a Pianura fosse arrivato di tutto non è certo una novità. E l'esame dei registri di ingresso, lo conferma. Ma l'analisi della documentazione spiega anche che non di tutto il materiale è chiara la provenienza e la consistenza. In molti casi, infatti, si annota solo di «Comunicazione Di.Fra.Bi.» e si segna la data. Solo il completamento della caratterizzazione già avviata nel 2008 (cinque anni fa) dall'Arpac, potrà però dire con precisione e certezza quanti e quali veleni ancora restano in quell'area. Un'area vastissima, 24 ettari che oltre alla discarica autorizzata della Di.Fra.Bi (la società che ha gestito il sito ed è poi stata colpita da interdittiva antimafia) comprende un ex discarica comunale e quella della ex Citet, più due siti abusivi: quello di Caselle Pisani e quello in in località Spadari. Sanarli non sarà facile, ma è necessario. Altrimenti anche il tema delle bonifiche passerà dal tragico al ridicolo.

 

Estratto da pagina 41 di MATTINO NAPOLI del 02-10-2013 - Autore: DE CRESCENZO DANIELA

L'altra terra dei fuochi Dossier choc: sversamenti fantasma e valanghe di veleni giunti dal Nord = Dal Nord a Pianura, fiume di veleni nella discarica



RIFIUTI Bonifica subito a Pianura.pdf

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 20/05/2013

GREEN DAY a Monte S.Angelo



Monte S

 



AIESEC.pdf

Monte S.Angelo GreenDay, organizzato da Aiesec, ricordando i bei tempi dell'associazionismo universitario, che forma menti e cittadini consapevoli.


 

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